it / en
it / en

Barovier & Toso

Storia di una dinastia muranese
La storia del vetro di Murano è costellata di nomi che hanno contribuito a definirne l’identità. Pochi, però, possono vantare una continuità storica e una capacità di innovazione paragonabili a quelle della famiglia Barovier, che come nessun’altra dinastia ha intrecciato il proprio percorso in modo molto profondo con quello muranese. Attraverso i secoli, i Barovier hanno avuto un ruolo determinante nello sviluppo dell'arte del vetro soffiato, accompagnandone l'evoluzione tecnica ed estetica senza mai recidere il legame con la tradizione.

Le origini della famiglia Barovier affondano nel Medioevo, tanto che documenti storici ne attestano la presenza a Murano già nel XIII secolo. Nel Quattrocento fu Angelo Barovier a sviluppare il celebre Cristallo Veneziano, un vetro di straordinaria limpidezza che contribuì a rendere famosa l'isola e la sua arte in tutta Europa.
Caraffa 'Cordonati Oro'
Anni ‘50
Vaso 'Barbarico'
Anni '50
Per secoli la famiglia rimase protagonista della produzione muranese, attraversando senza interruzioni i mutamenti stilistici e tecnologici che interessarono il settore.
 
Alla fine dell'Ottocento Murano visse una fase di profondo rinnovamento, quando le fornaci compresero che non era più sufficiente riproporre i modelli del passato e iniziarono a confrontarsi con i nuovi linguaggi artistici europei. I Barovier, che nel 1896 avevano fondato la ditta “Artisti Barovier”,  furono tra i primi a recepire, seppur con una certa gradualità, alcune suggestioni provenienti dall'Art Nouveau. In questo periodo, Giovanni Barovier divenne presto conosciuto come il "mago dell'arte vetraria" per la sua straordinaria abilità tecnica e la capacità di reinterpretare la tradizione in modo personale.
Nel 1919 l'azienda assunse la denominazione di Vetreria Artistica Barovier & Co., ed è in questo momento che entra in scena la persona destinata a cambiare profondamente la storia della fornace: Ercole Barovier. Pur appartenendo a una delle più importanti famiglie del vetro veneziano, Ercole si avvicinò relativamente tardi al lavoro in fornace, nella quale entrò solo intorno ai trent’anni.
 
Dotato di una straordinaria curiosità intellettuale, Ercole studiò a fondo il materiale e l'ambiente produttivo in cui operava, infatti aveva ereditato dalla propria famiglia una naturale inclinazione alla ricerca, che portò a livelli eccezionali, trasformandosi in uno dei più profondi conoscitori del vetro e delle sue molteplici possibilità espressive.
Bugia 'Seminatore'
Anni '40
Le sue prime sperimentazioni si concentrarono spesso su piccole sculture di uomini e animali influenzate dal gusto Déco, ma ben presto il suo interesse si spostò verso le infinite potenzialità tecniche del vetro, caratterizzando tutta la sua attività con una continua tensione sperimentale. Emblematico fu il celebre vetro Primavera, nato quasi casualmente nel corso di una ricerca tecnica che si rivelò talmente complesso da rendere ancora oggi impossibile una riproduzione fedele.
Coppa 'Cordonati Oro'
Anni '50
Nel 1930 Ercole promosse la nascita di una nuova società, frutto dell’unione con la S.A.I.A.R. Ferro e Toso, che assunse ben presto il celebre nome di Barovier & Toso, di cui Ercole rimase guida artistica fino alla sua scomparsa, nel 1974.  Si tratta di una svolta fondamentale nella storia dell'azienda, poiché consentì di riunire competenze, conoscenze tecniche e visioni artistiche differenti sotto una medesima realtà produttiva.
 
Negli anni Trenta e Quaranta la fornace sviluppò alcune delle sue creazioni più innovative. La ricerca sugli effetti superficiali portò alla nascita di vetri caratterizzati da texture complesse, inclusioni, iridescenze e colorazioni ottenute attraverso procedimenti estremamente sofisticati. Il vetro cessò di essere una semplice superficie trasparente e divenne una materia viva, ricca di profondità e variazioni luminose.
Una delle caratteristiche più affascinanti della produzione Barovier & Toso risiede proprio nella capacità di trasformare la tecnica in linguaggio artistico. Le innovazioni non vengono mai esibite come semplici esercizi di virtuosismo, ma integrate in una ricerca estetica coerente, nella quale il rapporto tra luce, colore e materia assume un ruolo centrale.
Coppa 'Zebrati'
Anni '40
Nel secondo dopoguerra questa vocazione sperimentale si consolidò ulteriormente. Ercole Barovier intraprese una vera e propria rilettura delle antiche tecniche muranesi, reinterpretandole attraverso una sensibilità moderna e immediatamente riconoscibile.
 
Tra i risultati più significativi di questa stagione figurano i celebri Cordonati Oro, caratterizzati da importanti costolature verticali e da inclusioni di foglia d'oro. Queste opere conquistarono rapidamente il pubblico grazie all'equilibrio tra la leggerezza visiva del vetro e la percezione della sua consistenza materica, diventando una delle produzioni più iconiche della manifattura.
Vaso 'Cordonati Oro'
Anni '40
'Morbidi' - T. Zuccheri
Anni '80
Mentre il design italiano conquistava una crescente visibilità internazionale, Barovier & Toso riuscì a interpretare il cambiamento senza rinunciare alla propria identità. La qualità esecutiva rimase un elemento imprescindibile e il ruolo del maestro vetraio continuò ad occupare una posizione centrale all'interno della produzione. Questo equilibrio tra innovazione e sapere artigianale contribuì a spiegare il prestigio che la fornace mantenne nel corso dei decenni.
 
Alla morte di Ercole, la guida dell'azienda passò al figlio Angelo, particolarmente interessato al mondo dell'illuminazione e alla ricerca cromatica. Sotto la sua direzione e nelle generazioni successive, la fornace ha consolidato il proprio ruolo nel settore della luministica artistica di alta gamma, ambito nel quale continua ancora oggi a essere un punto di riferimento internazionale.
Osservata nel suo insieme, la storia dei Barovier appare come una delle più straordinarie testimonianze della capacità di Murano di reinventarsi senza perdere la propria anima. Dalle invenzioni rinascimentali di Angelo Barovier alle sperimentazioni novecentesche di Ercole, fino alla produzione contemporanea, emerge una costante: la volontà di considerare il vetro non soltanto un materiale da lavorare, ma uno strumento espressivo capace di tradurre ricerca, cultura e immaginazione in opere d’arte.
 
Coppa a baeotton
Anni ‘40
Cafarra 'Cordonati Oro'
Anni '40
È proprio questa continuità a rendere la vicenda della famiglia Barovier così significativa. In un settore spesso segnato dall'alternarsi delle mode, pochi nomi sono riusciti a mantenere per oltre sette secoli un ruolo di riferimento. Barovier e, successivamente, Barovier & Toso non rappresentano soltanto una fornace o un marchio prestigioso, ma una parte essenziale della storia del vetro veneziano e, più in generale, della storia delle arti decorative italiane ed europee.

Guarda il video e guarda più da vicino i bellissimi vetri della Barovier & Toso

Diventa Passionario

Chat with us